La mobilità è un allenamento di forza, solo che parte da dove sei più debole.

Ogni disciplina si specializza in qualità specifiche: range, velocità, carico, durata.

La specializzazione non le esclude l’una dall’altra, spesso si sovrappongono, ma privilegia certe qualità rispetto ad altre.

La mobilità è l’espressione della forza, nel punto in cui questa diventa più debole.

Perché la mobilità costa così tanta fatica, anche per gli atleti di altre discipline?

Puoi sollevare centinaia di chili senza battere ciglio, e poi quando è il momento di sollevare una gamba, fai così fatica che inizia a tremare e non riesci a tenerla su.

Succede spesso anche ai miei allievi e alle mie allieve, pur essendo molto prestanti nella loro disciplina, quando arriva l’ora di flessibilità è come se non fossero allenati affatto, anche se capiscono e assimilano le correzioni all’istante.

I loro muscoli sono efficaci e prestanti finché restano nel range di massima espressione della forza. Ma quando il movimento chiede di superare quel range, il muscolo diventa debole e non allenato, si entra in un territorio sconosciuto, dove il sistema nervoso percepisce un pericolo e va in allarme.

Quando ti alleni coi pesi, il corpo diventa forte negli angoli che usi di più. Se fai squat solo a mezza discesa, sarai molto forte in quel tratto, ma molto meno quando scendi più a fondo. Allenarsi sempre a muscolo accorciato tende poi ad aumentare lo spessore del muscolo, ma non allena la forza che serve quando è allungato.

Quando ti alleni con la mobilità succede lo stesso. Per aprire nuovi gradi di movimento devi insegnare al cervello a controllare e stabilizzare il corpo proprio negli angoli estremi, dove prima non avevi forza.

Il muscolo è più forte nell’angolo in cui lo alleni di solito, e diventa via via più debole man mano che il range di movimento si allarga. Non c’è un punto in cui la forza sparisce all’improvviso: cala gradualmente. È per questo che, anche se ti alleni col sovraccarico e hai muscoli forti, allenati e prestanti, quando inizi ad ampliare il range non riesci a sostenere quella stessa forza ed inizia a tremare la gamba.

I miei consigli per aumentare il range di movimento

Per ampliare il range, aumenta l’ampiezza poco alla volta, come faresti col carico in palestra. Lo scopo è un range che sai controllare, non solo raggiungere con la forza della gravità!

C’è una netta differenza tra lo stretching passivo e quello attivo.

Stretching passivo: La posizione è mantenuta grazie a forze esterne.

Stretching attivo: L’allungamento del muscolo avviene tramite l’attivazione del muscolo antagonista.

Ma perché entrambi sono importanti da allenare? Lo stretching passivo "apre" lo spazio articolare e allunga il tessuto, ma la mobilità attiva ti dà la forza e il controllo per usare quello spazio in sicurezza durante i movimenti reali o l'allenamento.

  • Prevenzione degli infortuni: Lavorare solo in passivo aumenta il rischio di instabilità articolare, perché il muscolo è flessibile ma "debole" o non programmato a resistere in quei punti estremi. La mobilità attiva rinforza i muscoli nei nuovi range di movimento.

  • Consapevolezza e coordinazione: Lo stretching attivo migliora lo schema corporeo e la connessione mente-muscolo, isolando i distretti desiderati ed evitando compensi posturali.

Se fai fatica in fondo al movimento, vuol dire che stai allenando la parte più debole.

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