Diventare flessibili da adulti: cosa può limitare la nostra flessibilità

La mia esperienza

Ho iniziato a lavorare sulla flessibilità a 27 anni, da zero. Quando ero piccola, all’età di sette anni, avevo frequentato la scuola di danza del paese, uscendone dopo sei mesi frustrata. Guardavo le altre bambine fare la spaccata, per me sembrava non ci fosse alcuna speranza, non mi sentivo portata e così ho abbandonato.

Circa 20 anni dopo ho iniziato a seguire delle lezioni di yoga con un’insegnate ex ballerina che ai tempi viveva a New York e dopo circa un’anno e mezzo di pratiche quotidiane, mi sono avvicinata alla spaccata e le persone intorno a me commentavano con: “è ma tu riesci a fare la spaccata perché sei portata”. In realtà non vedevano tutto il lavoro che c’era dietro, mi stavo dedicando assiduamente alla ricerca delle posture, allo studio e all’ascolto all’interno di me stessa.

Se ti stai chiedendo se sia troppo tardi per diventare flessibile, la risposta è no. Il corpo mantiene plasticità a qualsiasi età. Cambiano i tempi e il metodo.

Ma tutti possono arrivare alla spaccata?

Almeno che non si abbiano patologie ortopediche o limiti anatomici particolari, tutti possono arrivare fino alla spaccata.

Come distinguere i blocchi muscolari e nervosi da quelli ossei?

  • Blocco muscolare\nervoso: La sensazione è quella di un’elastico teso, si avverte bruciore muscolare. Il corpo attiva il riflesso da stiramento per proteggersi, ma respirando, attivando i muscoli e rilassando la mente e le tensioni inutili, si riesce a guadagnare spazio.

  • Blocco osseo: La sensazione è quella di un blocco come un muro invalicabile. È il contatto osso contro osso. Le ossa non si spostano e qui non c’è possibilità di acquisire spazio.

Per la spaccata frontale se percepiamo un blocco, e non riusciamo ad aprirla, potrebbe essere a causa della rotazione interna del femore all’acetabolo. Ma prima di perdere la speranza, bisogna realmente essere costanti per qualche anno e sentire dopo aver allungato i muscoli  che effettivamente si percepisce un blocco vero e proprio nella zona delle anche.

Io stessa ho dovuto impiegare molto tempo per avere la frontale, mi sembrava che non ci fosse possibilità, ma invece, con il giusto allenamento, ora la sento comoda!

Per il backbend, l’estensione della colonna, invece, la causa della limitazione potrebbe essere la struttura anatomica della colonna, cioè le vertebre ravvicinate a tal punto da toccarsi l’una con l’altra e non permettere di estendere più di una certa soglia.Ma anche qui prima di sbandierare la bandiera bianca, bisogna allenarsi per anni, con esercizi tecnicamente eseguiti in maniera corretta e costanza.

Nella mia esperienza da insegnate, ho vissuto l’evoluzione della schiena di una mia allieva, che da essere bloccata, è passata in qualche anno ad avere un bellissimo arco profondo. Per molto tempo sembrava non ci fosse possibilità, pensavo forse che fosse una questione anatomica, ma non mi sono mai arresa, e gli ho proposto sempre esercizi per migliorare e infatti sono soddisfattissima oggi del risultato che abbiamo ottenuto.

Perché da adulti è più difficile diventare flessibili?

Durante l’infanzia la colonna è generalmente più elastica e mobile rispetto a quella adulta, perché le strutture vertebrali e i tessuti che stabilizzano le articolazioni sono ancora in fase di sviluppo. Con la crescita le vertebre completano la loro ossificazione e la mobilità può ridursi.

Con gli anni anche i tessuti connettivi cambiano: tra le fibre di collagene si formano più legami, e tendini e muscoli diventano più rigidi e meno elastici. Se a questo aggiungi una vita sedentaria, il corpo si irrigidisce ancora di più.

La differenza tra lo Yoga e l’allenamento di Flexibility

Ho iniziato ad allungarmi con lo yoga (lo scopo dello yoga non è quello di sviluppare mobilità), e mi sentivo ancora rigida dopo qualche anno di pratica costante. Nonostante avessi già ottenuto degli ottimi risultati, sentivo le posizioni molto scomode e al limite dello strappo muscolare, come se i miei muscoli non fossero pronti a reggere quella flessibilità.

Quando ho introdotto esercizi di mobilità dinamica, i progressi sono stati immediati.

Per mobilità dinamica intendo esercizi lenti e controllati, che portano le articolazioni nel loro raggio completo, ma anche esercizi più dinamici, e a volte con slanci, sempre graduali e dopo essersi scaldati.

La forza fa la differenza: se rinforzi i muscoli proprio nelle posizioni di massima apertura, il corpo si sente al sicuro e ti lascia andare più a fondo. Forza e flessibilità insieme, funzionano meglio della flessibilità da sola.

I miei consigli::

•  Allenati almeno 2-3 volte a settimana, meglio ogni giorno

•  Scaldati con mobilità dinamica, poi fai stretching statico a muscoli caldi (si può anche alternare il dinamico con lo statico per tutto l’allenamento)

•  Aggiungi forza nelle posizioni che stai conquistando

•  Meglio allenamenti brevi e regolari che rari

•  Non forzare mai, e non stirare muscoli freddi

Un programma di flessibilità costante può ridurre le perdite di mobilità legate all'età e migliorare le prestazioni nella vita quotidiana.

Come iniziare:

Questo è il metodo che porto in FlexFusion, dal livello base all'avanzato, con lezioni di forza e flessibilità e correzioni sui tuoi video. Trovi il link per accedere nel menù nella sezione: Abbonamento

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Movimento consapevole: il legame tra forza e flessibilità