Movimento consapevole: il legame tra forza e flessibilità

Nell’attività sportiva, non si parla abbastanza del legame tra forza e flessibilità, controllo muscolare e connessione mente-muscolo.

Spesso si arriva allo sport, per smaltire quei chili di troppo, dati dalla sedentarietà, da una scorretta alimentazione e dall’ insicurezza di sé.

Io stessa dai 13 ai 15 anni, ho vissuto queste criticità,  da prima per mantenere il fisico alla Kate Moss, il  modello tossico dell’epoca,  come tutte le ragazzine della mia età, avrei voluto sparire dentro ai jeans skinny. Ogni giorno il recarmi in palestra era spinto da un pesante senso di colpa. Questi racconti e riflessioni mettono alla luce alcuni fallimenti di questa società del “benessere”.  Essere poco più che bambina e viversela così male, significa che i punti di riferimento, non sono stati poi così alla Simone de Beauvoir.

Verso i 16 anni invece ero un pò in sovrappeso, (conseguenza delle restrinzioni di prima)  e cercavo di ammazzarmi di attività fisica, ma in modo discontinuo, sopratutto per  lo stress e le abbuffate.

Il movimento era sempre finalizzato al dimagrimento: non sapevo cosa stessi facendo, i miei gesti erano del tutto inconsapevoli e nella mia testa, c’era un’unico pensiero dimagrire, anche quando ero pelle ed ossa solo poco tempo prima.

All’età di 27 anni ho iniziato attraverso alcune pratiche di yoga, a combinare il respiro col movimento e restare presente sulle micro percezioni di ogni gesto e spostamento. Ho iniziato a capire quanto questo fosse prezioso per il benessere completo della persona e anche per migliorare le prestazioni sportive. (Mi rendevo conto sullo snowboard di quanto aumentasse il mio senso di equilibrio e di consapevolezza di ogni dettaglio).

Penso che sia stato proprio questo a spingermi a insegnare la consapevolezza del movimento e il controllo nell’allenamento..

Le palestre sono piene di persone che non sanno come si stanno muovendo. Zero consapevolezza del movimento. Zero controllo.

La aziende di fitness ci vanno a nozze e conquistano ogni giorno tantissime donne con le loro pubblicità, giocando sulle insicurezze e promettendo dimagrimento, soluzioni anti-cellulite e tutte quelle social-vendite alla Wanna Marchi, con programmi completamente casuali, e indicazioni insufficienti sull’esecuzione degli esercizi.

Questo con l’attività  sportiva non c’entra davvero niente, e mi viene da pensare che forse è per questo che molti si sono scioccati,  in questi giorni quando lo yoga è diventato ufficialmente uno sport.  Lo sport viene alle volte associato a persone che scimmiottano movimenti inconsapevoli, oppure alle competizioni. (Ma dello yoga come sport approfondiremo in un’altro articolo).

Rendere il movimento consapevole dovrebbe essere alla base di ogni attività.

Perché sia possibile è necessario rallentare, calmare il respiro e i movimenti e suddividerli inizialmente gli uni dagli altri, come in scompartimenti, come se si viaggiasse lungo linee ben definite: ogni cambio d’angolo richiede una piccola interruzione, come la pausa tra l’inspiro e l’espiro, per distinguere un movimento dall’altro e permetterci di definire e rendere pulito il movimento successivo.

Per rallentare davvero però dobbiamo distinguere tra due cose che spesso confondiamo: sensazione e percezione.

La sensazione è ciò che il corpo registra: la pressione dei piedi a terra, la tensione dietro la coscia, il calore di un muscolo che lavora. C’è sempre anche quando ci muoviamo distrattamente con la testa altrove.

La percezione è ciò che ne facciamo: la mente riconosce quel segnale, lo interpreta e gli da un significato “sto caricando troppo sul tallone”,  “questo è un’allungamento non dolore”, “la schiena si sta chiudendo” è qui che nasce consapevolezza.

Muoversi in modo inconsapevole significa avere sensazioni senza percepirle. Allenare il movimento consapevole significa allenare la percezione, cioè imparare a leggere quello che il corpo ci dice gesto dopo gesto.

Flessibilità e forza sono due facce della stessa medaglia, e guardarne una sola significa vedere solo metà di ciò che c’è.

Un’articolazione che si apre molto ma non sa controllare quell’ampiezza è instabile.

All’opposto la forza senza flessibilità limita il movimento, il corpo compensa dove non si riesce ad arrivare e si sovraccaricano le articolazioni e la schiena, con più tensioni e più rischio di infortuni. Si può avere un muscolo potente e poi non riuscire ad usarlo su tutta l’ampiezza del gesto.

Per questo parlare di flessibilità significa anche parlare di controllo e di gestione del movimento: sapere dove si è, cosa si sente e cosa si sta facendo, essere in simbiosi col movimento.

Il movimento consapevole è l’incontro tra le due cose e non ha caso da qui ho voluto iniziare a partire con questo blog.

Non mi muovo più per cambiare il mio corpo, mi muovo per abitarlo con armonia, fluidità e fusione tra la mente e corpo.

L’estetica è la conseguenza di un corpo che si muove con consapevolezza non solo nell’allenamento ma anche nelle abitudini di ogni giorno, dall’alimentazione alla postura, al respiro.

L’allenamento dovrebbe rendere consapevole nel quotidiano anche le azioni più semplici e ripetute, come ci si siede, come si cammina, come si appoggia la borsa, come si respira…

Grazie per aver letto fino a qui, ci vediamo nel prossimo articolo.

Nel frattempo prova ad osservare come ti siedi, come cammini, come respiri, lo farò anch’io.

Se vuoi provare cosa significa muoversi con consapevolezza ti aspetto alle lezioni al mare oppure online su zoom o nelle videoclassi.

A presto Giulia